Sara Moretto
Carissimo/a [subscriber:firstname | default:reader],
dopo una settimana piuttosto turbolenta, è stato rieletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Paese può quindi contare, per i prossimi 7 anni, su un Capo dello Stato serio, autorevole, rispettato, autenticamente europeista, profondamente rispettoso della Costituzione.
Nel 2015 contribuii alla sua prima elezione, quando Matteo Renzi seppe tenere insieme forze politiche diverse e avversarie con l’unico obiettivo di rafforzare le Istituzioni e il Paese. Ora, 7 anni dopo, ho riconfermato con convinzione la scelta. Sergio Mattarella al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi garantiscono la stabilità e l’autorevolezza necessarie in un momento in cui si sta concretizzando il Recovery Plan e in cui gli equilibri europei e mondiali, con la crisi in Ucraina, sono messi a dura prova.
Non va sottovalutata la complessità di un’elezione del Presidente della Repubblica, da sempre banco di prova delle capacità politiche dei leader di oggi e di ieri. In questa occasione, alla delicatezza di un fondamentale passaggio istituzionale si è aggiunta una confusione che ha lasciato sul campo nodi politici da risolvere e ha dimostrato che i poli del centrodestra e del centrosinistra di fatto non esistono più.
I numeri assegnavano al centrodestra la responsabilità di “dare le carte”, di assumere l’iniziativa. Evocando il diritto di prelazione, Salvini & co sono dapprima usciti con una terna di nomi che non potevano trovare alcuna convergenza, per poi esporre a una triste conta la seconda carica dello Stato. Prima dei tavoli e delle trattative politiche, per il centrodestra arrivavano le conferenze stampa, tenute proprio durante il voto. La corsa alla dichiarazione d’effetto ha portato il leader della Lega perfino ad annunciare in diretta tv una candidatura femminile a sorpresa, richiamando un’asse di accordo verde-giallo-nero, costruito fuori dal dialogo da lui stesso più volte declamato come necessario. L’esigenza di rese dei conti interne e di affermazione personale di Salvini e Conte rischiava di portare il Paese fuori rotta, immaginando persino di mettere a Capo dello Stato il capo dei servizi segreti. Una stortura istituzionale che avrebbe contraddetto la nostra storia e danneggiato la credibilità del Paese.
La netta posizione contraria espressa immediatamente da Italia Viva, che da subito ha scelto la strada del confronto interno e del massimo equilibrio, ha incoraggiato la reazione di altre forze politiche, che hanno espresso in maniera corale la contrarietà a schemi di questo tipo.
Questa 14esima elezione ha pubblicamente evidenziato le incapacità di alcuni, testimoniando ancora una volta che, oltre il consenso, un leader deve avere capacità di analisi, autentica volontà di dialogo e senso di responsabilità verso il Paese, fuori dai confini della propria appartenenza. Insomma, le girandole di Lega e del Movimento Cinque Stelle, che hanno tentato di giocare su più tavoli, hanno danneggiato non solo l’immagine di importanti figure istituzionali, ma hanno messo in discussione il ruolo di tutti i Grandi Elettori. È stata screditata la politica tutta, generando un’ulteriore senso di sfiducia verso i partiti. Non sfuggo a queste critiche, ma cerco di vederle come spinta a un agire quotidiano trasparente e concreto, quello che da sempre mi impegno a portare avanti nel mio ruolo di parlamentare.
Consentitemi infine un’amara riflessione sul ruolo della figura femminile ancora una volta esposta come una sorta di “trofeo”, qualcosa da tirare fuori dalla tasca quando serve un diversivo. I nomi delle donne proposte al vertice della Repubblica sono stati strumentalizzati e in questo esercizio di femminismo mascherato non si è fatto altro che svilire ancora una volta il ruolo della donna, scelta per essere bocciata. Anch’io sogno di vedere una donna alla guida dello Stato o del Governo, ma non mi appassiona un gioco di candidature senza un reale investimento collettivo nella partecipazione femminile ai ruoli di responsabilità, nei partiti e nelle istituzioni. Nel nostro Paese siamo in ritardo di qualche secolo per poter garantire piena partecipazione delle donne alla vita politica al pari degli uomini. Per recuperarlo però non bastano delle sparate ad effetto.

A presto,
Sara
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