Immigrazione in Veneto: interrogazione a risposta immediata al Ministro Alfano

Immigrazione in Veneto: interrogazione a risposta immediata al Ministro Alfano

22 luglio 2015

Ad Eraclea e a Quinto di Treviso le situazioni sono in via di risoluzione ma ciò non fa venire meno l’esigenza di avere risposte circa la gestione dell’accoglienza profughi in Veneto. Il clima di tensione che porta anche i nostri sindaci ad essere preoccupati deve essere affrontato con concretezza ma anche con visione politica. Coniugare diritti, dignità, accoglienza con trasparenza, velocità delle procedureefficienza della spesa, contrasto alle furberie è il dovere del Partito Democratico.
Come deputati veneti abbiamo interrogato il Ministro Alfano che ci risponderà in aula al prossimo question time. Qui di seguito il testo dell’interrogazione a risposta immediata:

Al Ministro degli Affari interni, — Per sapere – premesso che:

nell’ultimo anno il governo ha dovuto affrontare il fenomeno dei flussi migratori, sia con riferimento ai profughi in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni politiche, razziali e religiose, sia in relazione a quanti fuggono dalla miseria e dalla fame, con una strategia precisa, concordata e condivisa a livello europeo, e a livello nazionale, in particolare con le Regioni e l’Associazione dei Comuni;

tra gli obiettivi di questa complessa strategia vi è sicuramente quello di assicurare il diritto d’asilo l’accoglienza sanciti dalla Costituzione e dai trattati internazionali; di favorire con mezzi diplomatici la stabilità politica nei paesi africani e mediorientali; di contrastare il traffico di vite umane; di prevenire, attraverso l’intervento nel mare Mediterraneo, i naufragi e gli affondamenti dei natanti con la morte di migliaia di profughi; di assicurare condizioni umanitarie di accoglienza ai migranti sbarcati; di esaminare in tempi rapidi e certi le domande d’asilo; a distribuire i richiedenti asilo in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale;

siamo riusciti come Paese a porre, in sede comunitaria, la necessità  di una maggiore solidarietà europea nei confronti dei Paesi che per ragioni geografiche si trovano a dover fronteggiare tali flussi

secondo i dati forniti dal ministero degli interni a metà luglio, i migranti sbarcati sarebbero  stati 82.932,  a fronte dei 76.634 dello scorso anno,  e i richiedenti asilo attualmente presenti nelle strutture d’accoglienza sarebbero 84.558; i  dati indicherebbero pertanto che siamo in presenza di un modesto aumento di profughi e che l’organizzazione e la gestione del sistema di accoglienza sta rispondendo, nella maggioranza dei casi, in modo efficace al fenomeno migratorio;

tuttavia, i recenti episodi  di cronaca riportati dai principali mezzi d’informazione hanno messo in luce come alcune forze politiche e alcuni sindaci abbiano fin qui cercato di contrastare, talvolta boicottare, gli interventi e le decisioni assunte dal governo per affrontare la situazione, anche alimentando un pericolosissimo clima di odio e ostilità verso i profughi stessi;

la scarsa collaborazione istituzionale sta tra l’altro producendo come grave conseguenza quella che alcune regioni hanno finito per ospitare un numero di profughi assai più elevato di quanto era stato previsto dalla Conferenza Stato-Regioni, mentre altre Regioni, come Lombardia e Veneto, hanno finito per accoglierne un numero largamente inferiore;

di fronte all’assenza di collaborazione e all’ostilità di alcuni sindaci, i prefetti del Veneto hanno spesso dovuto cercare soluzioni emergenziali, superando la mancanza di programmazione, i contrasti e le opposizioni della Regione e di certi Comuni, mentre in altri casi, come nella ex caserma Prandina di Padova, hanno dovuto realizzare strutture d’accoglienza provvisorie in aree demaniali per assicurare in modo opportuno, sicuro e dignitoso l’ospitalità dei profughi;

si sono poi verificati casi, come a Eraclea, località turistica in provincia di Venezia, e a Quinto di Treviso, dove i prefetti hanno concentrato un significativo numero di profughi in strutture private, suscitando così la preoccupazione di cittadini e vacanzieri, così come si stanno verificando criticità in altri comuni come a Portogruaro;

come ampiamente riportato dagli organi di informazione  nei giorni scorsi si sono verificati due gravi episodi di intolleranza contro i migranti, il primo a Casale San Nicola, a Roma, dove un gruppo di militanti della formazione di estrema destra, Casa Pound, ha aggredito le forze dell’ordine nel tentativo di impedire l’arrivo di 19 profughi in una struttura d’accoglienza, con 14 agenti di polizia feriti;

il secondo episodio  è accaduto a Quinto di Treviso dove si sono verificate forti proteste contro la collocazione di 101 richiedenti asilo negli appartamenti vuoti di un residence nel quale abitano alcune famiglie. In questo caso la situazione si è risolta con l’immediata decisione del governo, in accordo con gli amministratori locali, di trasferire in profughi nella caserma “Serena” situata tra i comuni di Casier e Treviso;

in seguito alla gestione della situazione di Quinto di Treviso il governo ha annunciato la decisione di sostituire il prefetto;

i due episodi hanno messo in evidenza quanto delicata e sensibile sia la situazione in atto, e quanto reale il rischio che essa possa degenerare, con il ripetersi episodi di intolleranza e di violenza

alla luce delle esperienze maturate, la scelta di aree demaniali per realizzare strutture d’accoglienza sembra essere risultata quella più idonea e preferibile, anche per il minor impatto sulla popolazione e sulle attività economiche, nonché per la capacità  di garantire condizioni di maggior sicurezza e controllo:-

come il Ministro interrogato intenda intervenire per prevenire e contrastare il ripetersi di simili episodi violenti e quali interventi concreti intenda porre in essere  per assicurare una gestione equilibrata ed efficace dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Pubblicato il 22 Luglio 2015

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