Immigrati, non è un’invasione

Immigrati, non è un’invasione

Partiamo da qualche dato ufficiale. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono arrivati nel nostro Paese 91.574 migranti. Circa il 4% in più dello stesso periodo dello scorso anno.

[Fonte Ministero dell’Interno]

Il Veneto ospita 5654 persone, pari al 6% dei migranti ospitati nel territorio nazionale, ben al di sotto della quota assegnata del 7,28%. Nessuna straordinarietà dunque.

[Fonte Ministero dell’Interno]

[Fonte Ministero dell’Interno]

In un calcolo per assurdo, se ciascun Comune ospitasse 11 migranti l’emergenza sarebbe risolta!

Il sistema di accoglienza, lo stesso utilizzato da Maroni nel 2011 senza alcun sollevamento di popolo, può essere migliorato? Sicuramente sì.

Vediamo cosa già è stato fatto. Innanzitutto oggi le spese per la gestione di un migrante, a parità di condizioni, sono in media di 34 euro al giorno invece dei 42 euro pagati dal Ministero della Lega.
Il governo Renzi ha raddoppiato le commissioni per la valutazione delle richieste di asilo o protezione umanitaria e ha consentito lo spostamento di magistrati nei tribunali sovraccarichi di ricorsi contro i dinieghi a tali richieste.
In sede europea ha ottenuto il potenziamento di Triton, l’operazione internazionale sul Mediterraneo che ha consentito una drastica riduzione degli sbarchi rispetto a quelli previsti. Ha ottenuto per la prima volta un piano di suddivisione (seppur ancora insufficiente) dei migranti tra i paesi EU. Ha aperto un nuovo bando per l’accesso dei comuni al sistema SPRAR, un sistema di accoglienza diffusa che consente la gestione ordinaria ed efficiente dell’accoglienza, senza il ricorso a strutture temporanee e costose.

Gli effetti di queste scelte non si vedono subito ma intanto infiamma la polemica. In un sistema ancora legato all’emergenza Prefetti e Sindaci, senza un coordinamento regionale, si trovano ad affrontare il problema da soli.

Cosa può essere fatto in Veneto? Innanzitutto deve essere attivato un tavolo di coordinamento che efficacemente funziona in altre Regioni. A quel tavolo i soggetti istituzionali coinvolti si confrontano e assumono insieme le decisioni.
Va poi strutturato un sistema condiviso da Comuni e Regioni basato su “hub” provinciali di prima accoglienza e sulla successiva distribuzione nei territori in proporzione agli abitanti. Da ultimo, ma forse è la prima cosa da fare, bisogna fermarsi e riflettere sul perché uomini e donne, magari in attesa o con figli piccoli, decidano di salire su imbarcazioni di dubbia solidità per una traversata sul cui buon esito non vi è certezza. Per furbizia o motivi banali come insinua qualche leghista? Credo proprio di no.

Sono convinta che ai cittadini e ai Sindaci vadano date risposte e certezze ma proviamo a darle con razionalità e non con la pancia.

On.le Sara Moretto
Deputata PD e componente della Commissione d’inchiesta sui centri di trattenimento e di accoglienza per gli immigrati.

Pubblicato il 30 Luglio 2015

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