Carissimo/a reader,

la Riforma Costituzionale promossa dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento è stata bocciata. Ne prendo atto. Partiamo dal riconoscere la sconfitta, cosa non scontata in questo Paese.
L’impegno profuso nella campagna referendaria mi consente tuttavia di dire che ce l'abbiamo messa tutta e che rimane un unico rammarico: non aver dato al Paese l’occasione di diventare più moderno, risolvendo evidenti criticità delle istituzioni. Ci vorranno altri vent’anni prima che veda la luce una nuova Riforma Costituzionale in grado, com’era a mio avviso questa, di semplificare il nostro sistema legislativo e dare più voce ai territori.
L’esito negativo del Referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale ha prodotto, com’era ampiamente prevedibile, anche delle conseguenze sul piano politico. Matteo Renzi ha dato le sue dimissioni e il Presidente della Repubblica Sergio Matterella ha incaricato il nuovo Premier Paolo Gentiloni nella formazione di un nuovo Esecutivo.
Non c’erano altre vie d’uscita al momento. Chi dice che si doveva andare al voto subito mente sapendo di mentire.
È chiaro che l’obiettivo deve essere quello di andare alle elezioni il prima possibile. Ma per farlo serve una legge elettorale che sia omogenea tra Camera e Senato e costituzionalmente legittima. Il Partito Democratico, che all'assemblea di domenica è chiamato a una verifica interna e alla decisione su quale strada intraprendere per il suo futuro, non farà certo mancare il suo impegno per il bene del Paese.
Se il futuro che ci attende sarà un sistema elettorale proporzionale, ciò rappresenterà inevitabilmente un salto nel passato. Un sistema nel quale non mi riconosco ma che è sostenuto da molte forze dell'opposizione.
Nel frattempo, l’attuale Governo non può certo stare alla finestra, ma deve occuparsi dei problemi più urgenti del Paese, dal sostegno al sistema bancario all'emergenza legata al terremoto, e deve concludere i percorsi già avviati: penso ad esempio al piano Industria 4.0, al rinnovo dei contratti del pubblico impiego e alle politiche attive per l'occupazione previste dal Jobs Act.
La mia posizione è chiara: al voto al più presto. Perché c'è la necessità di una nuova legittimità popolare per il Parlamento, perché i cittadini possano esprimere un voto politico nella sede opportuna.
Respingo quindi al mittente le accuse che riempiono TV e giornali secondo le quali la maggioranza dei parlamentari intende prolungare a tutti costi la durata di questo Esecutivo. Ritengo ingiusta e becera l'immagine dipinta in questi giorni del parlamentare attaccato alla sedia per la pensione. C'è chi in quella sedia ci sta per lavorare e intende portare a casa dei risultati.

In questa newsletter un approfondimento sui provvedimenti più importanti approvati di recente dal Parlamento che caratterizzeranno anche l’attività del 2017.


Buona lettura,

Sara

LEGGE DI BILANCIO. Per il 2017 la manovra di finanza pubblica approvata dal Parlamento ammonta complessivamente a circa 26,7 miliardi di euro. Si tratta di un provvedimento caratterizzato dagli obiettivi di crescita ed equità sociale, che interviene su più fronti e che purtroppo è stato condizionato dall’apertura della crisi di Governo che ne ha chiuso anticipatamente la discussione.
La manovra è principalmente orientata al sostegno alle imprese e al lavoro e all'attenzione al sociale. Sul primo cito solo, ad esempio, la riduzione dell’Ires; l’introduzione, per le piccole e medie imprese, della nuova Imposta sul reddito di impresa (Iri) al 24 per cento al posto dell’Irpef, con aliquote che arrivavano al 43 per cento; la proroga dei super ammortamenti, il potenziamento dell’ecobonus e sismabonus, il credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture alberghiere; l’introduzione del principio di cassa per la tassazione delle imprese in contabilità semplificata; le agevolazioni per le imprese agricole.
Sul fronte del sociale, invece, sono state stanziate maggiori risorse per povertà e non autosufficienza, è stata introdotta la 14esima per le pensioni basse, sono stati messi in campo degli strumenti per l’accesso anticipato alle pensioni per particolari categorie ed è stata approvata l’ottava salvaguardia per gli esodati. I comparti sanità e sicurezza sono stati dotati di maggiori fondi e sono state introdotte delle forme di sostegno alla maternità (un contributo di 800 euro alle future mamme e voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting per mamme lavoratrici). Tutte le misure a questo link.

DECRETO FISCALE. Si tratta di un decreto collegato alla Legge di bilancio che rappresenta uno strumento di sostegno ad un percorso più ampio volto a ricostruire il rapporto tra Stato e contribuente in una comune lotta all’evasione fiscale. Un rapporto più costante e trasparente che, come sottolineato dalla categoria dei commercialisti, non dovrà però pesare su cittadini e imprese. Con il decreto viene abolita, a decorrere dal 1° luglio 2017, Equitalia, facendo transitare le sue funzioni alla istituenda Agenzia delle Entrate-Riscossione, ente economico di diritto pubblico sottoposto all’Agenzia delle Entrate. Vengono inoltre rottamate le cartelle per consentire a chi deve pagare di farlo senza i pesanti costi accessori. Si introducono semplificazione fiscali in termini di adempimenti e scadenze, vengono aboliti gli studi di settore e introdotte misure premiali per i contribuenti più affidabili. Qui un approfondimento.

DECRETO TERREMOTO. Il provvedimento nasce per dare una risposta alle persone e al tessuto economico e produttivo dei territori colpiti dagli eventi sismici di agosto e ottobre scorso. Nella sua struttura il decreto può rappresentare tuttavia anche un modello normativo per il futuro. Il provvedimento infatti, oltre ad occuparsi dell’emergenza e a stanziare risorse, valorizza il ruolo dei sindaci e semplifica la burocrazia per la ricostruzione. Tutti i dettagli qui.

 

 

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