Carissimo/a reader,

cittadini ed imprese chiedono alle istituzioni scelte chiare in tempi certi. La capacità di decidere e la stabilità di uno Stato diventano fondamentali per rispondere a questa esigenza e per essere credibili nel contesto europeo. 
Con la Riforma Costituzionale approvata dal Parlamento si dà concretezza ai dibattiti nati già in fase costituente. Nel rispetto della strada tracciata allora, oggi si razionalizza la forma di Governo, basata su una sola Camera che dà la fiducia, e si realizza una vera regionalizzazione del Senato.
Per comprendere fino in fondo questa Riforma è necessario tuttavia considerare anche la nuova legge elettorale, che con il doppio turno consente una legittimazione diretta della maggioranza di governo. 
Sono convinta che nella semplificazione del procedimento legislativo non si perda in democrazia. Ciò che si guadagna con questa legge è il protagonismo dei territori e la certezza dei tempi delle leggi. Questa riforma apre una nuova stagione istituzionale, un nuovo rapporto tra Stato e poteri decentrati. Dà insomma al nostro Paese un sistema più efficiente e al passo con gli altri Stati d'Europa. Spetterà agli italiani, con il voto del referendum confermativo di ottobre, giudicare la capacità di questa riforma di rispondere alla necessità indiscussa di modernizzazione delle nostre istituzioni. 

Buona lettura, 
Sara. 

 

“La Repubblica è sempre la stessa perché c’è una continuità di principi. C’è una discontinuità degli strumenti per meglio rispondere a quei principi”. Stefano Ceccanti, Costituzionalista

“Una buona riforma che scioglie nodi importanti, semplifica le procedure di formazione del governo e delle leggi. L’Italia la aspettava da tempo”. Roberto D’Alimonte, politologo

“Il Senato eletto dai cittadini si trasforma in luogo che coinvolge le autonomie nel processo di rappresentanza a livello nazionale”. Cesare Pinelli, professore di Diritto Costituzionale alla Sapienza.

 

Il provvedimento è ampio e articolato. 
Qui in estrema sintesi, le linee di intervento più significative:

Fine del bicameralismo perfetto: il nuovo Senato

La fiducia al Governo la dà solo la Camera dei Deputati. Il Senato della Repubblica è chiamato principalmente ad esercitare le funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e a concorrere all’esercizio della funzione legislativa, limitatamente a riforme e leggi costituzionali o provvedimenti sui quali richiede di esprimere parere. Il Senato della Repubblica si compone di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e di 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. Ad ogni Regione è assegnato un numero di rappresentanti proporzionale alla propria popolazione: il Veneto ha 7 seggi. L’elezione del Senato avviene in conformità con le scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione delle elezioni regionali. Uno per ciascuna Regione dovrà essere un sindaco. La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi territoriali. Spariscono i senatori vita.

L’elezione del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune ma viene modificato il quorum: per l’elezione è richiesta la maggioranza dei 2/3 del collegio nei primi tre scrutini, quella dei 3/5 del collegio dal quarto al sesto scrutinio e la maggioranza dei 3/5 dei votanti dal settimo scrutinio in avanti.

Le competenze tra Stato e Regioni

Nel riparto della funzione legislativa tra Stato e Regioni, viene meno la legislazione concorrente, che troppi contenziosi ha originato in questi anni, e si specifica il novero delle materie di competenza statale esclusiva. È riformato e rafforzato l’istituto del regionalismo differenziato. Le Regioni ordinarie che abbiano un bilancio in equilibrio tra entrate e spese possono chiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in alcune delle materie di legislazione esclusiva dello Stato.

La partecipazione diretta dei cittadini: referendum e proposte di legge

Vengono introdotti i referendum popolari propositivi e d'indirizzo. Per quanto concerne il referendum abrogativo, sono previsti due diversi quorum di validità del voto: quando la proposta è stata sottoscritta da 500mila elettori è la maggioranza degli aventi diritto al voto, quando la proposta è stata sottoscritta da 800mila elettori è la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei Deputati. Relativamente all’iniziativa legislativa popolare, è aumentato il numero degli elettori che devono sottoscrivere la proposta (da 50mila a 150mila), ma si stabilisce che la Camera debba esaminarli in termini certi.

 

Per ogni altro approfondimento qui del materiale utile:

DOSSIER DEPUTATI PD

INFOGRAFICA NUOVE COMPETENZE STATO/REGIONE 

INFOGRAFICA NUOVO PROCEDIMENTO LEGISLATIVO

 

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