Carissimo/a reader,

è passato solo un mese dalla decisione dell’ormai ex Ministro dell’Interno di aprire, in un delirio di onnipotenza e con modi e toni mai visti prima, la crisi di governo. Una crisi che non ha basi politiche, visto che sia sulla Tav che su altri provvedimenti come quelli legati alla sicurezza è sempre passata la linea della Lega, né tantomeno basi formali, considerato che fino ad allora non c’era stato alcun atto parlamentare che sancisse chiaramente la rottura. La mossa dell’ex Ministro dell’Interno è stata quindi unicamente dettata dall'ubriacatura dai sondaggi e dal potere.

Dopo questa sua “sparata estiva” è partita una giostra in cui sono saliti tutti, anche il Partito Democratico, e che rischiava di catapultare il Paese in una crisi istituzionale folle e in una campagna elettorale di veleni e odio. Due fatti hanno poi permesso di evitare tutto ciò: da un lato l’aver riportato in Parlamento, e non al Papeete, la discussione tra le forze politiche, che ha sancito l’impossibilità per l’ex Ministro Salvini di dettare tempi e modi della crisi e di un ritorno alle urne, e dall'altro la mossa politica del senatore ed ex premier Matteo Renzi, che coraggiosamente ha aperto a una prospettiva di Governo diversa. Quella stessa prospettiva che, nel 2018, aveva portato ad un all'alleanza tra la Lega, arrivata terza alle elezioni politiche, e gli allora avversari Cinque Stelle, e che ora lo stesso Salvini, in modo ipocrita, critica. 

Il Pd, grazie al lavoro del segretario Nicola Zingaretti, è rimasto unito ed ha deciso di accettare la sfida del dialogo con il Movimento Cinque Stelle per trovare temi e programmi comuni. In questo scenario un ruolo chiave va attribuito anche a Giuseppe Conte, che al Senato ha dato prova di grande senso delle istituzioni, e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha fatto valere i dettami della Costituzione. 

Davanti a noi si prefigura uno scenario incerto e rischioso ma la soluzione trovata ci offre l'opportunità di cambiare strada, dopo 14 mesi di deriva sovranista e un clima di contrapposizione verso gli ultimi, i deboli e i dissidenti. L’Italia è in recessione economica e ha perso credibilità in Europa e nei mercati. Le misure di welfare messe in campo dal precedente Governo, vendute come grandi riforme sociali, si sono rivelate inefficaci e sterili. Questa crisi di Governo può rappresentare anche la crisi di un modello culturale che la Lega ha voluto portare avanti in questi mesi, in cui non c'erano soluzioni condivise ma guerre, non c'era il confronto ma l'ordine dall'alto. 

Ora tocca a noi aprire una nuova stagione di riforme, con un Governo politico che condivide basi programmatiche (leggi qui). Il rischio è altissimo ma il Partito Democratico ha l’occasione di caratterizzarsi per delle scelte coraggiose che riportino al centro l’appartenenza alla Comunità Europea, l’economia e la sostenibilità, la scuola, il lavoro, l’equità sociale. 

Il primo atto del nuovo Governo è stata l'indicazione di Paolo Gentiloni come commissario europeo, al quale potrebbe essere affidato un portafoglio molto importante. Assieme al presidente del Parlamento Ue, David Sassoli e al neo ministro dell'Economia ed ex europarlamentare Roberto Gualtieri, l’obiettivo è quello di rinsaldare i rapporti con Bruxelles, migliorare le regole della Comunità Europea e ridare dignità e prospettive di crescita al nostro Paese.

Parte una nuova sfida, la affronteremo insieme.

 

Sara

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