Carissimo/a reader,

in questi giorni si stanno esaminando gli emendamenti al Decreto n.87. Molte modifiche sono state proposte dalla stessa maggioranza, segno evidente che così com'é stato costruito il provvedimento fa acqua da tutte le parti. Il risultato di questi ritocchi, aggiustamenti, correzioni, tagli e compromessi sarà inevitabilmente un decreto raffazzonato, che non risolve i problemi per i quali era stato concepito e che è ulteriormente peggiorativo rispetto al già debolissimo impianto iniziale. Non c'è alcun elemento per definire questo atto un Decreto Dignità. Sarebbe meglio parlare di Decreto Disoccupazione e in queste righe cercherò di spiegarti il perché. 

Partiamo dal tema del lavoro. Il provvedimento, annunciato come la “Waterloo” del precariato, intende limitare i contratti di lavoro a tempo determinato, riducendone i rinnovi, reintroducendo la causale e prevedendo pesanti sanzioni per le imprese che non vogliono, o non possono, assumere con contratti a tempo indeterminato. Lo hanno detto l’INPS e le stesse imprese, non lo dice il Pd che così facendo si perderanno migliaia di posti di lavoro. La limitazione del lavoro a termine non si traduce automaticamente in aumento dei contratti stabili. Per incentivare questo tipo di contratti vanno messi in campo incentivi, sgravi fiscali, agevolazioni. Va tagliato il costo del lavoro a tempo indeterminato. Altro che questa politica miope, voluta dai Cinque Stelle ma di fatto sostenuta dalla Lega Nord che così facendo tradisce i suoi stessi elettori. Con questo decreto non solo ci sarà un calo dell’occupazione ma aumenteranno i contenziosi tra imprese e lavoratori.

C’è poi un altro macro tema molto importante: quello delle delocalizzazioni. Anche qui, le misure esclusivamente punitive che si vorrebbero introdurre non consentono di contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni. Un obiettivo di questo tipo, certamente condivisibile, si raggiunge individuando le motivazioni alla base di scelte imprenditoriali di questo genere, intervenendo con misure strutturali attive che da un lato migliorino il contesto nel quale le imprese operano - infrastrutture, giustizia, pubblica amministrazione - e dall'altro incentivino ad investire in Italia - contributi, garanzie pubbliche, incentivi fiscali. Le misure  colpirebbero solo le imprese che hanno ricevuto "aiuti di stato", e quindi non tutte quelle che delocalizzano. Queste imprese verrebbero punite così pesantemente che sarebbero costrette a chiudere anche quella parte dell’attività economica magari mantenuta in Italia. Se l’obiettivo è invece quello di veder restituiti i contributi pubblici utilizzati per fini diversi da quelli per i quali sono stati concessi, esiste già una norma quadro che è il d.lgs 123/1998 approvato dal Governo Prodi. Le dinamiche e le scelte aziendali sono complesse e difficilmente inquadrabili in schemi rigidi. La sfida di un Governo non è quella di punire ma di creare nuove occasioni di sviluppo e di attrarre investimenti. Paradossalmente queste misure potrebbero invece spingere le imprese a scegliere la strada più semplice: quella di andarsene direttamente dall'Italia.

Nei prossimi giorni vedremo cosa il Governo porterà definitivamente all’attenzione della Camera. Su questi presupposti, il Partito Democratico farà opposizione netta e inamovibile.

 

Buona lettura,

Sara

COMMISSIONI D'INCHIESTA. La Camera, accogliendo anche la proposta del Partito Democratico, ha approvato l’istituzione della Commissione Antimafia. Per debellare un fenomeno che va arginato con l’impegno quotidiano di tutti, non basterà certo una Commissione. Il Parlamento tuttavia deve fare la sua parte per mettere in campo tutti gli strumenti utili a garantire il rispetto della cultura e delle regole della legalità.
La Camera ha inoltre approvato l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. L’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, che descrive i passi in avanti fatti grazie alla nuova normativa sugli ecoreati, certifica comunque la necessità di un lavoro propositivo e di indagine da parte del Parlamento. Nella scorsa legislatura una relazione fu riservata specificatamente al Veneto, per descrivere reti e connivenze per la gestione illecita dei rifiuti in un territorio come il nostro, ricco e produttivo e non esente da infiltrazioni criminali.

TRIBUNALE DI BARI. Il primo decreto portato in Parlamento dal nuovo Governo è stata l’occasione di un primo grosso scivolone (leggi qui per approfondire). La legittima necessità di dare una sede al Tribunale di Bari è diventata occasione per un'opaca operazione immobiliare. Il ministro Bonafede si è visto costretto a riferire in aula dopo le incessanti richieste del Pd senza però fornire elementi di chiarezza e rassicurazione.

ILVA. Il Governo non ha ancora chiarito quale sia la sua posizione sul futuro dell'ILVA e dell'indotto legato al più grande polo siderurgico italiano, che non conta solo la sede di Taranto, ma stabilimenti a Marghera, Novi Ligure e Genova, solo per citarne alcuni. Nella difficoltà di coniugare la responsabilità di chi dovrebbe guidare un Paese e le promesse elettorali, il Governo gioca nell'ambiguità. Al “Question Time” alla Camera ho chiesto al Ministro Di Maio cosa intende fare per l’Ilva, al fine di garantire i livelli occupazioni e la tutela ambientale. Qui il video del mio intervento.

TAVOLI DI CRISI. Dal 2015 al 2018 il MISE ha gestito 469 tavoli di crisi in un trend di conclusioni positive in crescita. Questi risultati sottendono un lavoro tecnico, paziente e rigoroso e una revisione organizzativa della struttura ministeriale. Ho chiesto al Ministro di non distruggere questo lavoro. Qui il mio intervento, per conto del gruppo del Partito Democratico, in risposta alla sua informativa urgente.

SETTORE BENESSERE. Porta la mia prima firma la proposta di legge sull'attività di estetista, la disciplina dell'esecuzione di tatuaggi e piercing e lo svolgimento delle attività di onicotecnico e di truccatore. L’obiettivo è quello di creare un impianto normativo ben definito e al passo con i tempi e contrastare il fenomeno dell'abusivismo.

CAPORALATO. Dopo le preoccupanti dichiarazioni dei Ministri dell’Interno e dell’Agricoltura, come parlamentari del Pd del Veneto abbiamo fatto appello al Governo affinché non venga svuotata la legge 199 del 2016 per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Secondo i dati della Cgil in Italia almeno 430mila lavoratori impiegati nella raccolta di frutta e ortaggi vivono in condizioni di sfruttamento. Di questi, circa 150mila sperimentano sulla propria pelle forme di sopruso tali da essere assimilate a una moderna schiavitù. La piaga del caporalato affligge in particolare le regioni del Mezzogiorno italiano, ma fenomeni di sfruttamento si verificano anche nella nostra Regione.

SVILUPPO ECONOMICO. Nel corso dell'audizione in Commissione Attività produttive del Ministro Di Maio, sono intervenuta per esprimere, a nome del Partito Democratico, tutti i dubbi e le perplessità sui contenuti del contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle in termini di sviluppo economico. Qui (dal minuto 1:22:40) potrete risentire le mie riflessioni.

TURISMO. Perché, visti i dati positivi del 2017, le funzioni in materia di turismo esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali sono state trasferite al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali? Cosa si vuole fare della tassa di soggiorno? Quali le prospettive sulla direttiva Bolkestein? Verranno confermate o no le misure fiscali e di sostegno al settore, quali gli iperammortamenti di Impresa 4.0 o gli inventivi per l’ammodernamento delle strutture alberghiere? Ho posto queste e altre questioni al Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, in audizione alle Commissioni riunite di Camera e Senato Attività produttive e Industria. Qui il mio intervento.

SICUREZZA EVENTI. Le norme per la sicurezza delle manifestazioni pubbliche emanate a seguito dei tristi fatti di Torino del 2017 si sono rivelate una tenaglia per i tanti piccoli eventi che molti volontari organizzano nel nostro territorio (sagre, fiere, ecc). Per questo, insieme ad altri colleghi del Pd, ho proposto una mozione che impegna il Governo ad affrontare in tempi rapidi il tema della sicurezza delle manifestazioni pubbliche in un'ottica di tutela delle manifestazioni storiche, artistiche, culturali e agro-alimentari, così importanti per il nostro Paese, anche prevedendo una semplificazione della normativa e delle procedure burocratiche previste, differenziando i grandi eventi dalle piccole iniziative locali. Con una circolare, il Ministero dell’Interno ha parzialmente accolto le nostre segnalazioni. Restano tuttavia i nodi della responsabilità e dell’assicurazione.

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