Carissimo/a reader,

1.740. Non è il numero delle vittime di qualche conflitto, ma quello delle donne uccise volontariamente in Italia negli ultimi dieci anni. Omicidi che nel 70 per cento dei casi sono maturati in ambito familiare per mano di un uomo. Domani in tutto il mondo, grazie alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si riflette su un’emergenza che fino a qualche anno fa era presente ma ignorata. I numeri dei femminicidi, che nel 2016 sono stati 149, sono solo la punta di un iceberg rispetto al fenomeno della violenza domestica. Molte donne, nel silenzio e nella solitudine, vivono ogni giorno un inferno dentro le mura di casa.

La violenza ha molte facce. Non esiste solo quella fisica o sessuale. Ci sono forme di violenza che si manifestano con le parole, con i ricatti, le minacce, le denigrazioni, le imposizioni. Violenze che minano la psiche delle vittime, ma che sfuggono a qualsiasi indagine. Violenze che sono presenti nella società e che possono sfociare in episodi irreparabili.

Questa presa di coscienza sulla gravità e la complessità del fenomeno ha coinvolto anche le istituzioni, ad ogni livello, dallo Stato centrale fino ai Comuni. Il Governo ha stanziato risorse nella programmazione di bilancio annuale, ne ha trasferite alle Regioni e ha emesso bandi aggiuntivi a significare l’impegno nuovo e rafforzato su questo fronte. Diverse sono le norme che abbiamo approvato in Parlamento volte a far evolvere la giustizia, attraverso la codificazione di nuovi reati, quali lo stalking e il cyberbullismo, l’aggravio delle pene e la tutela degli orfani di femminicidio, che in questi anni in Italia hanno raggiunto quota 1.600. Quest’ultimo provvedimento attende il via libera del Senato e c’è un impegno formale da parte di tutte le forze politiche. Sul fronte della prevenzione e dell’assistenza alle vittime molto resta da fare. Diverse sono le linee di intervento individuate dal Piano nazionale antiviolenza, in corso di approvazione, che interessano le scuole, le Forze di Polizia, i Centri antiviolenza, le Case Rifugio, le aziende ospedaliere. Un Piano che disegna differenti misure a seconda dei tipo di violenza, da quella domestica allo stalking fino alla tratta delle donne a fini di sfruttamento. Lo scopo è quello di creare dei percorsi protetti che accompagnino la donna a superare la violenza fino alla ricostruzione di una vita serena, autonoma e indipendente. Dall’anno scorso esiste anche una cabina di regia stabile presso il Consiglio dei Ministri, che si occupa in maniera strutturale del problema.

La sfida di ridurre drasticamente la violenza contro le donne è una sfida culturale che deve riguardarci tutti. Come donne, nella costruzione di una consapevolezza che è il solo antidoto alla rinuncia a sé stesse. Come uomini, nel crescere nel rispetto dell’altra nei diversi momenti e ruoli che la vita riserva.

 

Qui alcuni utili approfondimenti

http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/AC0173.htm

https://www.facebook.com/sbloccailcoraggio1522/


Ti lascio con due video della campagna avviata dal Ministero per le Pari Opportunità.

 

Sara

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